PEPERONE DOLCE: ECCO L'INGREDIENTE CHE LEGA L'ABRUZZO ALL'UNGHERIA

È rosso, intenso, aromatico, versatile. È un ingrediente culinario eccezionale, in grado di esaltare ogni tipo di sapore. In cucina si sposa perfettamente con i primi piatti e si accosta con dolcezza alle pietanze più sofisticate: stiamo parlando del peperone dolce, prodotto tanto noto in Abruzzo quanto a Kalocsa, in Ungheria, tale da essere definito l’oro rosso del Danubio.

Sulle sue origini il dibattito è ancora aperto e in Abruzzo le prime testimonianze sulla sua coltivazione risalgono al 1752, ma certo è che ad Altino, piccolo paese della provincia di Chieti, nel 2009 è nata l’Associazione del Peperone Dolce di Altino Oasi di Serranella per promuoverne lo studio, la conservazione e la valorizzazione, divenuto poi anche Presidio Slow Food.

La sua area di produzione, in realtà, si estende da Altino ad Archi, da Perano a Roccascalegna ed ancora a Casoli, Sant’Eusanio del Sangro ed Atessa.

Caratteristico per avere la forma di un piccolo peperone a corno di colore rosso con la punta rivolta verso l’alto, i frutti una volta maturi, solitamente verso la prima decade di agosto, vengono raccolti dalla pianta e infilzati con un ago e dello spago all’altezza del peduncolo, in modo da creare una lunga collana chiamata “crollo”. Si procede poi nel lasciarli essiccare all’aria per diversi giorni e, una volta seccati, si tostano in forno.

I peperoni secchi e tostati, dal caratteristico sapore dolce, vengono successivamente macinati a grana grossa o polverizzati in antichi mortai. La polvere così ottenuta viene utilizzata per il condimento della pasta oppure per la preparazione di insaccati o ancora impiegata come ingrediente del pane fatto in casa conferendo all’impasto un vivo colore rosso o consumati anche interi per accompagnare primi piatti, baccalà, carne di maiale e verdure.

Da ricordare che ogni anno in Abruzzo, d’estate, si festeggia il noto Festival del Peperone Dolce di Altino, organizzato nel centro del paese chietino e interamente dedicato a questa eccellenza culinaria.

Anche la cucina ungherese è un inno alla paprica ed è, infatti, significativo che un’intera categoria di piatti tipici ungheresi a base di pollo, coniglio, vitello e agnello sia denominata paprikàs. Il successo della spezia non è antichissimo in questo paese. Fu alla fine del secolo XVIII che il miglioramento del metodo di macinazione dei peperoni e le guerre napoleoniche lo favorirono.

In Ungheria, oggi uno dei maggiori paesi produttori al mondo di questa spezia insieme a Spagna e Messico, il momento del raccolto viene vissuto come un rito gioioso tanto che gli è stata addirittura dedicata un'intera giornata di festività: l'8 settembre, quando le donne vestite con costumi sgargianti raccolgono i peperoni nei campi e, dopo averli infilzati con ago e filo, ne fanno delle lunghe ghirlande che appendono a speciali sostegni di legno o ai muri delle case, come nel sud Italia.

Nella cucina ungherese la paprica viene usata in moltissime pietanze e all'estero è conosciuta soprattutto per l'abbondante uso che se ne fa nella preparazione del gulasch.

Le due città Altino e Kalocsa hanno, inoltre, in comune anche il fatto di vantare ciascuna un intero museo esclusivamente dedicato alla storia di questa antica spezia, alla sua coltivazione, trasformazione e utilizzazione.

Per questo, dal 14 al 17 settembre 2017 una delegazione altinese sarà in visita in Ungheria per la firma del prezioso gemellaggio fra i due comuni.

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