Gasdotto Italia-Algeria: il “cordone ombelicale” che lega i due Paesi, nato anche per l’azione di un Consigliere CRAM

Con la crisi energetica conseguente alla nuova situazione geopolitica determinata dalla guerra in Ucraina è tornato di grande attualità il tema dell’estrazione del gas nei Paesi esterni alla Russia.

Tra questi, il più “accreditato” è l’Algeria, dove, dal 1977, è operativo il Transmed, il gasdotto gestito dal colosso pubblico algerino Sonatrach, consolidatosi negli anni 70, evoluzione dell’allora ALREP, cresciuto parallelamente alla formazione del nuovo Stato dell’Algeria, diventato indipendente dalla Francia solo qualche anno prima (1962).

"Quel gasdotto era il sogno di Enrico Mattei, condiviso, negli anni 1958/60, negli incontri segreti romani con Ben Bella, esponente di punta del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) e diventato poi il primo Presidente della neonata nazione”. Così inizia il suo racconto Franco Santellocco, oggi componente del CRAM - Consiglio regionale Abruzzesi nel Mondo - da sempre vicino a paese algerino dove ha svolto la sua professione di dirigente nei settori industriali e manifatturieri, dividendosi tra la sua amata Luco de’ Marsi, in Abruzzo, e la città di Algeri.

Santellocco è il testimone di come avvenne la scelta del sito e di come sia stata impegnativa la partenza per la realizzazione di una grande infrastruttura destinata ad avere un ruolo fondamentale nell’approvvigionamento energetico dell’Italia. Testimone e anche coprotagonista di una storia di sviluppo industriale del paese nord africano che si concluse felicemente e con una tempistica eccezionale.

Santellocco, a soli 29 anni, allora dipendente di un’azienda del gruppo ENI, distaccato in Polonia, in un complesso petrolchimico alle porte di Varsavia, fu mandato ad Algeri per effettuare una ricognizione sul Paese e sui suoi giacimenti energetici. Gli furono dati pochi giorni di tempo: queste le disposizioni. Ma lui non si perse d’animo. Qualche giorno ad Algeri, studio dell'organizzazione statale e giuridico-normativo e poi con un aereo "turboelica", in quasi tre ore di volo, arrivò nel cuore del SAHARA, nell'area dei giacimenti, per le opportune valutazioni.

In verità la missione, anziché di pochi giorni, si protrasse per oltre un mese, mettendo in rilievo l'assoluta validità del progetto, pur con le complesse criticità di realizzazione, e prospettando ulteriori e diversificati sviluppi futuri nelle infrastrutture dell'intero Paese. Cosa che puntualmente avvenne.

"Gli elementi raccolti - ci racconta Santellocco - confermavano la percorribilità dell'ambizioso progetto, ma con una diversa visione sia sul piano logistico-esecutivo che sul piano tecnologico. Ovvero: creare un filiale operativa ad Algeri e rivedere radicalmente la parte progettuale, cioè sostituire il " cuore dell'impianto" costituito da giganteschi motocompressori con avveniristiche "turbine a gas ".

Il 7 gennaio 1970 Santellocco tornò ad Algeri, dove costituì - superando non poche difficoltà normative non ancora consolidate nel Paese - la filiale operativa per la realizzazione del gasdotto, ad Algeri, contribuendo all’apertura del Cantiere ad Hassi Messaoud.

Nel 1977 il gasdotto transmediterraneo fu inaugurato. Per la realizzazione di quella grande opera 150 imprese italiane si installarono in Algeria, realizzando grandi infrastrutture (strade, autostrade, gallerie, ponti, impianti manifatturieri, dighe) e contribuendo allo sviluppo del Paese.

Oggi quel gasdotto è il salvagente per l’Europa e per l’Italia. Fino ad oggi l’Italia riceveva dal paese nord africano l’11% delle su importazioni di gas, ma con l’interruzione della fornitura sovietica, che arrivava al 45% dell’approvvigionamento totale, la fornitura di gas naturale liquefatto algerino dovrebbe arrivare al 30% del fabbisogno totale.

Santellocco è giustamente orgoglioso di aver dato un contributo alla realizzazione di questo importante impianto industriale, e lo è ancora di più perché esso ha prefigurato la visione che lo stesso Enrico Mattei aveva dei rapporti tra l’Algeria e l’Italia: la realizzazione di opere industriali che avrebbero costituito un cordone ombelicale tra i due Paesi, legandoli per il futuro e promuovendo così scambi economici e industriali utili allo sviluppo di entrambi. L’impiego di macchinari innovativi e all’avanguardia per quegli anni fu l’altro elemento che ha indirettamente sancito la celebrazione dell’ingegno italiano nel mondo, e che oggi, a 45 anni di distanza dalla sua inaugurazione, assume un ruolo ancora più importante per la vita delle imprese italiane e dei suoi cittadini.

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